Ognuno prende i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo | 2014

scritta prespaziata a parete riflettente, 5 m

La percezione della luce diffusa dalla superficie degli oggetti è il nostro più importante meccanismo di osservazione visiva. Se ci guardiamo intorno, scopriamo che quello che permette al nostro occhio di formare un'immagine di quasi tutte le cose che ci circondano è la loro riflessione diffusa. A tal proposito, Federica Di Carlo sviluppa un’analisi sull’idea di limite visivo umano e sulla percezione dei confini del mondo. Riflessione diffusa nasce dall’osservazione scientifica di tali concetti; essa non è altro che una riflessione non speculare, in cui cioè un raggio di luce che incide sulla superficie non viene rimandato indietro ad un angolo determinato, ma viene diffuso su molte direzioni definibili come casuali. Cosa succederebbe se mettessimo in discussione tutto ciò e ci aprissimo all’indefinitezza e alle mille possibilità del mondo?

Leopardi recitava ne l’Infinito: “Sempre caro mi fu quest'ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. [..] E il naufragar m'è dolce in questo mare.” La consapevolezza del finito, del limite affianca la voglia di immaginarne le infinite possibilità. Nuove visioni sono concepibili modificando la realtà concreta; l’artista, attraverso l’utilizzo di immagini archetipe, cambia la prospettiva degli oggetti e cerca di restituire una lettura inedita degli eventi, oltre i limiti visivi umani. I confini mentali, fisici, immaginari, diventano per l’autrice stimoli e metafore tramite le quali costruire un nuovo discorso. L’uomo è abituato ad adattare il suo punto di vista riguardo agli oggetti, agli spazi, inconsapevole di altri sguardi possibili.

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